Un modo di lavorare meno tradizionalista, che guardi al futuro e integri le nuove tecnologie per essere sempre al passo con l’innovazione digitale. È questo che esce fuori quando si parla di nuove generazioni e lavoro.

Secondo una ricerca di Future Workplace commissionata dalla società Plantronics – e condotta su oltre 5100 intervistati provenienti da Asia, Europa, America e Oceania tra il 18 e il 26 marzo 2019 -, le modalità con cui le varie generazioni interpretano il concetto di impiego e di produttività sono sostanzialmente diverse.

Capire il cambiamento di mentalità e non tralasciare le richieste dei ragazzi significa per le aziende poter contare nel breve e soprattutto nel lungo periodo sulla freschezza degli uomini e delle donne dell’avvenire.

Nuove generazioni e lavoro: sì agli open space

Nuove generazione a lavoro? Sì agli open space.

Rispetto ai baby boomers (ovvero i nati tra il 1945 e il 1964), la Generazione Z (nati tra il 1995 e il 2012) e i Millennials (tra il 1981 e il 1994) preferiscono lavorare in uffici organizzati in open space piuttosto che in stanze private o con pochi colleghi accanto.

Per le nuove generazioni, infatti, riunire in un unico luogo più figure professionali non implica necessariamente essere sottoposti a un numero maggiore di distrazioni, come invece ritiene quasi la totalità dei lavoratori più adulti (99%).

Per più della metà di quest’ultimi, la perdita dell’attenzione è legata a un collega che parla ad alta voce al telefono (76%) o che interagisce con qualcun altro nelle vicinanze (65%).

La dicotomia è netta: lì dove il 60% dei baby boomers sostiene di trovare benefici dal silenzio, il 52% della Generazione Z ammette di lavorare con efficienza anche in ambienti rumorosi. Non solo: per le nuove generazioni negli open space cresce la produttività aziendale oltre che la collaborazione tra i vari reparti dell’impresa.

Risultato che trova conferma anche nelle parole di Amy Barzdukas, Cmo ed Executive Vice President di Poly secondo cui “non c’è da stupirsi se quasi tutti i dipendenti riferiscono di essere sottoposti a fonti di distrazioni quando si è tutti riuniti nello stesso luogo. Ma è altrettanto vero che negli open space il giusto mix di tecnologia e condizioni ambientali migliori la produttività”.

La gestione delle distrazioni per le nuove generazioni

Un altro aspetto interessate che viene fuori dalla ricerca di Future Workplace è la gestione delle distrazioni da parte delle nuove generazioni rispetto alle precedenti. Il 35% della Generazione Z utilizza le cuffie per contrastare possibili rumori mentre appena il 16% dei baby boomers ricorre alla stessa soluzione.

E la scrivania? Non ne esiste solamente una. Anzi: per le nuove generazioni spostarsi continuamente è un’abitudine ben consolidata. Divani o sedie imbottite non fa differenza, al contrario di più del 50% dei baby boomers che non riesce a lavorare lontano dal proprio spazio principale.

Per questo poter usufruire dello Smart Working è una delle richieste più in voga tra i giovani, per cui il lavoro agile rimane la soluzione più efficiente e soddisfacente per conciliare vita professionale e vita personale.

Nuove tecnologie come punto essenziale

Nuove generazioni e lavoro: servono tecnologie innovative.

Oltre che dinamica, l’azienda dei sogni delle nuove generazioni accoglie al proprio interno i più sofisticati e all’avanguardia strumenti tecnologici. È quanto è delineato dallo studio globale condotto da Lenovo su un campione di oltre 15mila individui provenienti da tutto il mondo.

Sono i più giovani a spingere per l’innovazione sul posto di lavoro: il 58% degli intervistati è convinto che la tecnologia aiuti a trovare impieghi qualificati, con un picco del 75% in Cina.

Allo stesso modo, il 56% crede che l’innovazione faciliti l’avanzamento di carriera mentre il 50% vede negli smart device una soluzione per incrementare la velocità e l’efficienza di alcune attività quotidiane.

Infine, per le nuove generazioni essere al passo con la rivoluzione digitale è essenziale perché la tecnologia crea ambienti di lavoro più inclusivi e capaci di valorizzare le diversità.